Marcatura CE: l'apparenza inganna. Anche in un bar!
Cosa guardare su un'etichetta per smascherare le non conformità (e possibili pericoli!)
30 settembre 2026
Nel settore RACHP (Refrigeration, Air Conditioning, Heat Pumps) e del trattamento acque, la marcatura CE viene spesso vissuta come un fastidioso orpello burocratico. Un adesivo da stampare in fretta prima di imballare la macchina, magari copiando il layout da un vecchio progetto.
Tuttavia, la targa dati è la carta d'identità dell'apparecchiatura. È la prima cosa che un ispettore della sorveglianza del mercato o un perito controlla in caso di incidente. Se l'etichetta è palesemente sbagliata, l'intero castello della conformità (e del Fascicolo Tecnico) perde di credibilità.
Per capire quanto sia diffusa la superficialità nella stesura di questi documenti, analizziamo un caso banale ma reale: l'etichetta di un frigogasatore d'acqua al punto d'uso (POU) caricato a R290, recentemente capitata sotto la nostra lente mentre sorseggiavamo un caffè.
A un occhio inesperto può sembrare completa, ma dal punto di vista normativo presenta criticità formali e sostanziali che configurano un uso improprio della marcatura CE. Ecco cosa guardare (e cosa manca) in questo esempio pratico.
Il fantasma del Fabbricante (e l'illusione del Numero Verde)
Sulla targa campeggia il logo di un'azienda (un distributore/gestore di servizi) e un numero verde. Manca totalmente un indirizzo fisico.
La "Guida Blu" all'attuazione della normativa UE è chiara: se metti il tuo nome e il tuo marchio su un prodotto, assumi il ruolo legale di Fabbricante in regime di Own Brand Labeling (OBL), indipendentemente da chi abbia fisicamente costruito la macchina. Direttive come la Bassa Tensione (2014/35/UE) e la Direttiva Macchine (2006/42/CE) esigono tassativamente l'indicazione di un indirizzo postale fisico (Single Point of Contact). Un numero verde non ha alcun valore legale per la rintracciabilità.
I buchi neri dei dati tecnici essenziali
La norma tecnica generale per la sicurezza degli apparecchi elettrici (EN 60335-1) non fa sconti sui requisiti minimi. Sull'etichetta in questione troviamo:
- Un desolante spazio vuoto alla voce della frequenza (Hz), lasciato in bianco in fase di stampa.
- L'assenza dell'anno di costruzione. Questo è un dato cogente fondamentale per identificare lo stato dell'arte normativo in vigore al momento della fabbricazione e per la corretta gestione delle revisioni del Fascicolo Tecnico.
Sicurezza e Ambiente: i grandi assenti
Trattandosi di un circuito frigorifero, l'etichetta indica correttamente la presenza di 45 grammi di R290 (Propano). Sappiamo bene che cariche così ridotte non innescano le severe procedure di classificazione ATEX per l'ambiente di installazione finale.
Tuttavia, le norme di prodotto specifiche richiedono obbligatoriamente l'apposizione del pittogramma di avvertenza per materiale infiammabile (il triangolo giallo ISO 7010-W021). Qui, non c'è traccia (si trova appiccicata sulla macchina in posizione non conforme).
Manca inoltre il simbolo del bidone sbarrato, un requisito obbligatorio per la Direttiva 2012/19/UE (RAEE) per il corretto smaltimento a fine vita.
La direttiva PED e l'illusione del "basta il CE"
Visti i modesti valori di volume e pressione del micro-circuito e del carbonatore, l'insieme a pressione ricade quasi certamente nell'Articolo 4, Paragrafo 3 (Corretta Prassi Costruttiva - SEP) della Direttiva PED (2014/68/UE). Questo esonera l'apparecchio dalla marcatura CE ai fini esclusivi della PED, ma il marchio CE stampato in etichetta dichiara la conformità alle restanti direttive (LVD, EMC, RoHS, ecc.). Apporlo su una targa che viola i requisiti documentali minimi invalida la dichiarazione stessa.
La conformità è ingegneria, non grafica
Stampare un'etichetta compiacente senza padroneggiare i requisiti normativi espone l'azienda a sanzioni severe, ritiri dal mercato e pesanti responsabilità legali in caso di infortunio. Non basta inserire componentistica di qualità se poi la tracciabilità e la sicurezza intrinseca non vengono documentate secondo le regole armonizzate.
La marcatura CE non è un copia-incolla grafico: è il risultato visibile di un rigoroso processo ingegneristico e documentale. Se avete dubbi sulle etichette che apponete sulle vostre macchine, è il momento di riaprire i fascicoli tecnici.
La redazione