Quando l’emergenza climatica diventa un’emergenza acustica
Il caso COIN a Roma e la gestione degli impianti HVAC temporanei
07 agosto 2026
Un chiller a noleggio può essere provvisorio. Il suo impatto acustico, invece, è immediato.
Le segnalazioni relative al rumore prodotto dagli impianti di climatizzazione temporanei installati presso il punto vendita COIN di Piazzale Appio, a Roma, offrono uno spunto particolarmente interessante per chi progetta, installa e gestisce sistemi HVACR.
Non interessa, in questa sede, stabilire se l’installazione specifica sia o meno conforme: per farlo sarebbero necessari rilievi fonometrici, informazioni sulle condizioni di funzionamento delle apparecchiature, sulla classificazione acustica dell’area e dei recettori e, soprattutto, la documentazione relativa all’eventuale procedimento autorizzativo.
Il caso è però emblematico di un problema molto più generale.
Quando, nel pieno dell’estate, il sistema di climatizzazione di un grande edificio commerciale si arresta o non è più in grado di garantire le condizioni interne necessarie, installare rapidamente una o più unità frigorifere temporanee può essere la sola risposta tecnicamente e commercialmente praticabile.
Il problema è che l’emergenza termica rischia di essere semplicemente trasferita all’esterno sotto forma di emergenza acustica.
Ed è qui che comincia l’ingegneria.
“Temporaneo” non significa “fuori dalle regole”
Uno degli equivoci più frequenti consiste nel considerare una macchina a noleggio, uno skid provvisorio o un chiller installato per poche settimane come qualcosa di sostanzialmente estraneo al normale quadro regolatorio.
Non è così.
La Legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995 attribuisce ai Comuni anche la disciplina e l’eventuale autorizzazione, in deroga ai limiti ordinari, delle attività temporanee. La deroga, quindi, non discende automaticamente dal carattere urgente o provvisorio dell’intervento: è un procedimento amministrativo specifico, accompagnato dalle prescrizioni dell’autorità competente.
A Roma il principio è ulteriormente sviluppato dal Regolamento di disciplina della gestione del rumore ambientale di Roma Capitale, approvato con Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 84/2019.
Il Regolamento stabilisce, per le attività temporanee, la necessità di dimostrare la conformità acustica oppure, laddove sia previsto il superamento dei limiti, di acquisire una specifica autorizzazione in deroga. La procedura riguarda anche le attività temporanee non di cantiere e richiede una vera e propria caratterizzazione acustica dell’intervento.
E questo è un passaggio essenziale: il fatto che una macchina resterà installata per alcune settimane non rende meno reale il suo impatto sui recettori circostanti.
Anzi, il regolamento romano entra significativamente nel merito della documentazione tecnica. Per un’attività temporanea devono essere individuati il luogo e gli orari di esercizio, la classificazione acustica, i macchinari e gli impianti tecnologici utilizzati, la loro potenza e modalità di funzionamento, i recettori (i cittadini, ndr) potenzialmente disturbati e i punti di controllo. La valutazione deve inoltre considerare le componenti tonali e impulsive e, quando necessario, comprendere analisi spettrali in bande di terzo d’ottava.
Non basta quindi dichiarare: «è un impianto provvisorio».
Occorre sapere quanto rumore produrrà, dove arriverà e in quali condizioni funzionerà.
La deroga non è un lasciapassare acustico
Anche questo punto merita attenzione.
Il regolamento di Roma prevede una specifica disciplina delle autorizzazioni in deroga per le attività temporanee, valutando fra l’altro tipologia dell’attività, classe acustica dell’area, presenza e classe dei recettori, periodo dell’anno, fascia oraria e durata complessiva dell’evento o dell’installazione.
Per determinate attività temporanee non di cantiere sono previste condizioni derogatorie che possono arrivare, entro precise finestre temporali e condizioni, a valori fino a 70 dB(A) presso i recettori residenziali maggiormente esposti. Ma sarebbe sbagliato trasformare questo dato in una sorta di “limite generale di 70 dB per gli impianti temporanei”: è un regime autorizzativo particolare, soggetto a condizioni, durata e prescrizioni specifiche.
È significativa anche un’altra previsione del Regolamento romano: per installazioni temporanee di una certa durata è prevista una verifica post-operam, cioè una verifica della situazione reale dopo l'avviamento. Per attività non di cantiere comprese fra sette e ventuno giorni, il regolamento contempla la verifica da parte del Tecnico Competente in Acustica entro i primi giorni di esercizio; per periodi più lunghi gli esiti devono essere acquisiti nella documentazione tecnica entro i termini previsti.
È esattamente la logica che dovrebbe guidare un corretto commissioning acustico di un impianto HVAC temporaneo: prevedere prima, verificare dopo.
Quale limite deve rispettare un chiller temporaneo?
Qui la questione diventa tecnicamente più interessante.
Il D.P.C.M. 14 novembre 1997 disciplina i valori limite delle sorgenti sonore in funzione della classificazione acustica comunale del territorio. Roma, come previsto dalla legislazione nazionale, suddivide il territorio nelle sei classi acustiche, dalla Classe I — aree particolarmente protette — alla Classe VI — aree esclusivamente industriali.
Non esiste quindi un unico numero in dB(A) valido ovunque.
Per valutare un'installazione occorre conoscere la classe acustica dell’area nella quale si trova la sorgente e quella dei recettori interessati, distinguere fra periodo diurno e notturno e verificare i diversi criteri previsti dalla normativa.
C’è poi il criterio differenziale di immissione, particolarmente importante nei contesti residenziali. In termini semplificati, non ci si limita a misurare “quanto rumore c’è”: si confronta il livello di rumore ambientale in presenza della sorgente con il rumore residuo in sua assenza.
Il D.P.C.M. 14 novembre 1997 stabilisce, nei casi nei quali il criterio è applicabile e tenuto conto delle relative soglie di esclusione, valori differenziali pari a 5 dB nel periodo diurno e 3 dB nel periodo notturno all’interno degli ambienti abitativi.
È facile intuire perché una macchina temporanea possa risultare particolarmente critica di notte.
Un chiller può mantenere quasi invariata la propria emissione sonora, mentre il rumore residuo urbano diminuisce sensibilmente. Il differenziale aumenta e ciò che durante il giorno viene parzialmente mascherato dal traffico può diventare estremamente percepibile durante le ore notturne.
Ecco perché il problema acustico di un impianto frigorifero non si risolve leggendo sulla scheda tecnica un unico valore espresso in dB(A).
Potenza sonora e pressione sonora non sono la stessa cosa
Questo è probabilmente uno degli errori progettuali più frequenti.
Il costruttore può fornire una potenz
a sonora Lw dell'unità, eventualmente determinata secondo norme specifiche come la UNI EN 12102-1 per climatizzatori, pompe di calore e refrigeratori di liquido.
Ma il residente al quarto piano del palazzo di fronte non “sente” la potenza sonora della macchina.
È esposto a un livello di pressione sonora Lp, che dipende dalla distanza, dalla direttività della sorgente, dall’altezza relativa, dagli ostacoli, dalle schermature, dall’assorbimento e soprattutto dalle riflessioni sulle superfici circostanti.
Per una valutazione previsionale della propagazione in ambiente esterno possono essere utilizzati modelli conformi, ad esempio, alla UNI ISO 9613-2.
In un “canyon urbano”, delimitato da facciate relativamente vicine e riflettenti, la geometria diventa fondamentale. Una macchina collocata apparentemente lontana da un appartamento può trovarsi in condizioni acusticamente peggiori rispetto a un’altra installata più vicino ma adeguatamente schermata e orientata.
E quando le macchine diventano due, tre o quattro, i livelli non si sommano aritmeticamente: si sommano energeticamente. Due sorgenti identiche producono idealmente un incremento complessivo di circa 3 dB. Quattro sorgenti analoghe possono portare a circa 6 dB in più.
In acustica, pochi dB fanno molta differenza.
Non c’è soltanto il rumore aereo
Negli impianti HVACR temporanei esiste poi un secondo problema, a volte ancora più insidioso: la trasmissione strutturale delle vibrazioni.
Compressori, ventilatori, pompe e tubazioni generano sollecitazioni dinamiche che possono essere trasferite direttamente alle strutture quando la macchina viene appoggiata su un basamento rigido o quando tubazioni e carpenterie creano ponti meccanici.
Una struttura edilizia può quindi diventare essa stessa parte del sistema di propagazione.
Da qui l'importanza di supporti antivibranti correttamente dimensionati, giunti flessibili sulle connessioni idrauliche o frigorifere, corretta gestione delle tubazioni, eventuali masse inerziali e, soprattutto, verifica della frequenza propria del sistema macchina-supporto.
Mettere semplicemente “dei gommini sotto il chiller” non significa avere realizzato un isolamento vibrazionale.
Un antivibrante scelto senza conoscere carico, distribuzione dei pesi, frequenza eccitante e deflessione statica può essere quasi inutile o, nel peggiore dei casi, avvicinare il sistema alla propria frequenza di risonanza.
FFT? Utilissima. Ma non sostituisce la misura normativa
L’analisi FFT (Fast Fourier Transformation) può essere uno strumento diagnostico estremamente efficace.
Permette di riconoscere frequenze dominanti associate alla rotazione dei compressori, alla velocità dei ventilatori, alle armoniche, ai fenomeni di risonanza strutturale o ai sistemi inverter. Ma occorre distinguere la diagnostica ingegneristica dalla verifica della conformità acustica.
In Italia le modalità di misura del rumore ambientale sono disciplinate dal D.M. 16 marzo 1998. Lo stesso quadro regolamentare romano richiede, nella documentazione acustica delle attività temporanee, l'identificazione strumentale delle eventuali componenti tonali e impulsive e prevede, quando necessario, l'acquisizione dello spettro in bande di terzo d’ottava.
Quindi sì all’FFT per capire perché l’impianto disturba.
Ma quando dobbiamo dimostrare se l’impianto rispetta la normativa, occorrono procedure, strumentazione e valutazioni coerenti con il quadro legislativo applicabile e l’intervento di un Tecnico Competente in Acustica.
La vera criticità degli impianti temporanei: manca l’infrastruttura
Un impianto permanente nasce — almeno in teoria — insieme al proprio contesto. Si progettano basamenti, antivibranti, schermature, silenziatori, spazi di manutenzione, percorsi delle tubazioni e posizione dei condensatori. L'impianto di emergenza arriva invece quando il problema esiste già.
Occorre trovargli in poche ore un punto di installazione, portare alimentazione elettrica, collegare acqua refrigerata o circuiti frigoriferi, garantire portate d’aria sufficienti e contemporaneamente non compromettere accessi, vie di esodo, spazi pubblici e condizioni di sicurezza.
Ed è proprio questa assenza di infrastruttura predisposta che genera molti dei problemi acustici.
La temporaneità non cancella, inoltre, gli altri obblighi impiantistici. Quando l’installazione comporta lavori sugli impianti posti a servizio dell’edificio occorre verificare l’applicabilità del D.M. 37/2008, che comprende, nel proprio campo di applicazione, sia gli impianti elettrici sia quelli di climatizzazione, condizionamento e refrigerazione. Se l'intervento riguarda il circuito contenente refrigerante si aggiungono, ove applicabili, gli obblighi del Regolamento F-gas (UE) 2024/573 e della relativa disciplina di certificazione degli operatori. L'inquadramento deve naturalmente essere effettuato in funzione della concreta configurazione e dei confini dell'intervento.
Provvisorio descrive la durata dell'installazione. Non il livello di conformità richiesto.
Come dovrebbe essere progettata un’emergenza HVAC
Un intervento ben gestito dovrebbe prevedere un piccolo ma vero Emergency HVAC Acoustic Plan, proporzionato all’entità e alla durata dell’installazione:
- individuazione preventiva dei recettori più esposti, della classificazione acustica e delle fasce orarie critiche;
- acquisizione dei dati di potenza sonora delle apparecchiature, preferibilmente anche per bande di frequenza e per le diverse condizioni operative;
- valutazione previsionale della propagazione prima di decidere la posizione delle macchine;
- progettazione dei supporti antivibranti, delle connessioni flessibili e delle eventuali barriere acustiche, verificando che queste ultime non compromettano portata d’aria, temperatura di condensazione e ricircolo dell’aria calda;
- definizione, quando possibile, di modalità night mode, limitazioni di velocità dei ventilatori, staging dei compressori o altre logiche di controllo dedicate alle ore più sensibili;
- verifica fonometrica dopo l'avviamento, nelle effettive condizioni operative, e disponibilità di un piano di correzione rapido qualora i risultati non coincidano con quelli previsti.
Il concetto di fondo è semplice: prima di chiedersi quale chiller sia disponibile a noleggio, bisognerebbe chiedersi dove e come potrà funzionare.
Forse l'emergenza andrebbe progettata prima dell'emergenza
Ed è questa, probabilmente, la lezione più interessante che casi come quello romano possono lasciare al settore.
Per grandi superfici commerciali, alberghi, ospedali, data center, processi industriali o magazzini refrigerati, il raffreddamento non è più un servizio accessorio. La sua indisponibilità può diventare rapidamente un problema di continuità operativa.
Ha quindi senso predisporre già in fase ordinaria un contingency plan HVACR: punti di collegamento idraulico, potenza elettrica temporanea disponibile, aree nelle quali posizionare le unità mobili, portate e prevalenze necessarie, accessibilità per mezzi e sollevamento, eventuali carichi strutturali e, non ultimo, vincoli acustici dei possibili siti di installazione.
In questo modo il giorno dell'emergenza non si deve “trovare un posto per il chiller”.
Si utilizza un’infrastruttura che è già stata pensata per riceverlo.
L'emergenza non deve essere trasferita al vicino
La transizione tecnologica del settore HVACR viene giustamente raccontata attraverso efficienza energetica, refrigeranti a basso GWP, elettrificazione e nuove architetture di impianto.
Ma l'integrazione ambientale di un sistema frigorifero comprende anche un parametro molto meno visibile: il rumore.
Un impianto tecnicamente efficiente, sicuro e conforme dal punto di vista frigorifero può comunque essere un pessimo impianto se il suo funzionamento rende invivibile l’edificio accanto. E questo vale ancora di più per le installazioni temporanee, dove tempi compressi e spazi non progettati moltiplicano i rischi.
La buona ingegneria dell’emergenza consiste proprio in questo: ripristinare il servizio senza esportare il problema all’esterno.
Perché, anche quando l'impianto resterà lì soltanto per qualche settimana, per chi lo ascolta ogni notte non c'è nulla di temporaneo.
La Redazione