Cosa serve per andare in un cantiere ad installare uno split
Sembra banale, ma occorre essere strutturati quanto basta (tutela nostra e del committente)
31 gennaio 2026
Abbiamo visto sin troppo spesso piccoli artigiani recarsi in cantieri per la costruzione di piccole unità immobiliari ad installare delle apparecchiature split, magari utilizzando le tubazioni posate dall'impresa edile, senza alcuna precauzione ne adeguata preparazione.
Vediamo cosa (e perché) occorre essere attrezzati adeguatamente in termini operativi e burocratici, al fine di salvaguardare noi ed il committente.
Installare uno split in cantiere: quando la semplicità nasconde insidie normative e tecniche
Immaginiamo la situazione: un'impresa edile sta completando una piccola unità immobiliare e chiama un frigorista per installare uno split. Le tubazioni sono già posate, "basta collegare e via". Semplice, no? Non proprio. Dietro questa operazione apparentemente banale si nasconde un labirinto di obblighi normativi, responsabilità sulla sicurezza e criticità tecniche che possono trasformare un lavoro di routine in un problema serio.
Il cantiere non è solo un luogo di lavoro
Prima ancora di toccare un attrezzo, dobbiamo capire dove stiamo mettendo i piedi. Quel cantiere è un ambiente di lavoro regolato dal D.Lgs. 81/2008, con obblighi precisi sia per il committente che per noi. Il committente deve verificare la nostra idoneità tecnico-professionale (iscrizione CCIAA, certificato F-gas, DURC, assicurazioni) e, se necessario, nominare il Coordinatore per la Sicurezza. Noi dobbiamo presentarci con il Piano Operativo di Sicurezza, la documentazione aziendale in regola e - dal 1° ottobre 2024 - la patente a crediti, obbligatoria per operare in cantiere. Senza quella, stop: sanzioni da 6.000 euro in su e sospensione dell'attività.
E poi c'è il tema delle cadute dall'alto, prima causa di morte nei cantieri. Installare l'unità esterna significa spesso lavorare in quota, su scale, ponteggi o con imbracature. Il POS deve dettagliare tutto: quali DPI usiamo, come operiamo in sicurezza, chi supervisiona. Non è burocrazia inutile: è la differenza tra tornare a casa sani o finire in ospedale.
Quelle tubazioni "già pronte" sono davvero pronte?
Ecco il primo vero problema tecnico. Le tubazioni sono state posate settimane o mesi fa dall'impresa edile, magari sono rimaste aperte o mal tappate. Dentro c'è di tutto: umidità, polvere di cantiere, ossidi, sporcizia. Se colleghiamo lo split senza verificare e bonificare, stiamo condannando il sistema a guasti precoci, perdite di efficienza, blocchi del compressore.
La procedura corretta prevede un'ispezione preliminare (meglio se fotografata, a nostra tutela), poi soffiaggio con azoto secco per pulire le linee, evacuazione profonda sotto i 500 micron per almeno un'ora e sostituzione del filtro deidratatore, sempre e comunque. Se le tubazioni sono contaminate seriamente o danneggiate, abbiamo il diritto - anzi, il dovere - di rifiutare l'installazione e documentarlo per iscritto. Installare su un circuito compromesso significa firmare per problemi futuri che ricadranno su di noi.
R32: infiammabile, quindi attenzione
Ormai quasi tutti gli split domestici usano R32, classificato A2L (leggermente infiammabile). Non è pericoloso come un gas A3, ma richiede attenzione. La normativa - DM 20 marzo 2020, EN 378 ed EN 60335-2-40 - ci obbliga a calcolare la carica massima ammissibile per il locale dove installiamo l'unità interna. La formula tiene conto della superficie del locale e dell'altezza dell'unità: se la carica dello split supera il limite, non possiamo installarlo in quel locale, punto.
Dobbiamo poi produrre un'analisi del rischio, anche semplificata, che documenti la conformità dell'installazione: tipo di refrigerante, carica, destinazione d'uso del locale, eventuali sorgenti di innesco, misure di sicurezza adottate. Questo documento diventa parte integrante della pratica e della dichiarazione di conformità. Non è un optional: è regola dell'arte e obbligo normativo.
La dichiarazione di conformità: chiusura formale ma sostanziale
Al termine dei lavori rilasciamo la dichiarazione di conformità DM 37/08, sia per l'impianto termico (lo split) sia, se abbiamo eseguito il collegamento elettrico, per l'impianto elettrico. Allegati obbligatori: schema dell'impianto, relazione sui materiali, analisi del rischio, calcolo carica massima. Se l'impianto supera le 5 tonnCO2eq di refrigerante, serve anche il registro dell'impianto per gli obblighi F-gas (comunicazione dell'installazione alla Banca Dati Fgas e registrazione dell'impresa costruttrice come Operatore).
La DiCo non è solo una formalità burocratica: è la nostra dichiarazione di responsabilità che l'impianto è conforme, sicuro e a regola d'arte. Senza quella, il cliente non può attivare le utenze e noi rischiamo sanzioni da 1.000 a 10.000 euro, oltre a responsabilità civili e penali in caso di incidenti.
Qualità tecnica: i dettagli che fanno la differenza
Superati gli ostacoli normativi, resta la parte tecnica vera e propria. Evacuazione profonda e prolungata (non bastano 15 minuti!), carica precisa pesando il refrigerante con bilancia professionale, verifica del surriscaldamento e (se possibile) sottoraffreddamento per confermare che il sistema lavora correttamente. Isolamento termico continuo e ben protetto su entrambe le linee, scarico condensa con sifone e pendenza corretta, collegamento elettrico dimensionato con protezioni magnetotermiche differenziali adeguate.
E alla fine, documentare tutto: parametri rilevati, prove eseguite, fotografie dell'installazione. Consegnare al cliente non solo i manuali, ma anche istruzioni chiare su uso, manutenzione e comportamento in caso di perdita di refrigerante. Spiegare gli obblighi di controllo periodico secondo il Regolamento F-gas. Un cliente informato è un cliente soddisfatto e, soprattutto, un cliente che non ci chiamerà lamentandosi di problemi evitabili.
Conclusione: competenza e professionalità fanno la differenza
Installare uno split in cantiere non è "collegare due tubi". È un intervento che richiede conoscenze normative aggiornate, attenzione maniacale alla sicurezza, competenze tecniche specifiche e capacità di gestire criticità impreviste. La patente a crediti, i nuovi refrigeranti A2L, le tubazioni predisposte da altri: ogni elemento aggiunge complessità e responsabilità.
Il frigorista professionista deve saper navigare questo scenario con competenza, producendo documentazione corretta e garantendo installazioni sicure, conformi e durature. Non si improvvisa: si studia, ci si aggiorna, si opera con metodo.
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La Redazione
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