Test pneumatico e test idraulico: differenze e pericolosità
Una prova in pressione con gas è migliaia di volte più pericolosa di quella con l'acqua. I numeri, le cautele.
01 gennaio 2026
Anche lo scorso anno non sono diminuiti gli incidenti sul lavoro. Nonostante la frequenza di base sia migliorata, il 2025 mostra un preoccupante aumento delle morti sul lavoro, specialmente tra i giovani e nelle attività a rischio (INAIL). Ecco perché ricominciamo nel nuovo anno parlando di sicurezza, in particolare per l'aspetto più sottostimato nel nostro settore: quello del rischio legato alle prove in pressione.
Non è per nulla banale un test in pressione effettuato con azoto o aria rispetto ad uno fatto con un liquido, come acqua o olii. Anzi. L'energia che si sviluppa è oltre 1000 volte più alta con i gas, ed è per questo che le cautele in cantiere devono essere ben considerate.
Inoltre questo spiega perché, in fase di scelta della pressione di prova, si possa scartare quella a PSx1,43 (tipica delle prove idrauliche) e procedere con quella a PSx1,1 nella prova di resistenza (rif. EN 378-2).
Ma facciamo due conti.
Prendiamo un recipiente da 80 litri e un tubo di un metro DN 50 mm, e facciamo la prova con Azoto (N2) e acqua, con una pressione di 50 bar (51 bar assoluti).
Nel caso dell'azoto, immaginiamo una espansione (esplosione) adiabatica.
Ecco in tabella i risultati (nelle note in basso i riferimenti per i calcoli):
| Energia | ||||
| Liquido | Gas (isoterma) | Gas (adiabatica) | Rapporto (min-MAX) | |
| Recipiente (80L) | 455 J | 1,60 MJ | 0,69 MJ | 1.000x - 3.500x |
| Tubazione (DN 54) | 130 J | 45,9 kJ | 19,7 kJ | 1.000x - 3.500x |
I risultati sono particolarmente ...esplosivi: si sprigiona da 1.000 a 3.500 volte più energia con l'azoto che con l'acqua!
Tanto per dare un'idea più "precisa", quel recipiente da 80 litri, in caso di cedimento, liberebbe una energia pari a 380 grammi di tritolo (TNT 4,184 MJ)!
Ecco perché siamo sempre a raccomandare che le "misure aggiuntive" per la prova pneumatica e le "misure tecniche di prevenzione" siano sempre messe in atto.
La PED prevede normalmente come regola la prova idrostatica per la verifica del contenimento; però la prova pneumatica è ammessa quando la prova idraulica è “non possibile o svantaggiosa”, ma deve essere garantito un livello di sicurezza equivalente tramite “altri mezzi appropriati”.
In refrigerazione e climatizzazione, per l'impossibilità di utilizzare (ad esempio) acqua per la messa in pressione, si procede di default con la prova pneumatica. Ma, si ottiene un livello di sicurezza equivalente, solo con i Controlli Non Distruttivi (CND) aggiuntivi, una delle misure tipiche con cui questa equivalenza viene ottenuta/giustificata.
In pratica, quando si passa alla prova pneumatica, ci si deve attendere (a seconda di classe/categoria/giunti/servizio) un approccio del tipo:
- incremento dell’estensione dei controlli sui giunti permanenti (tipicamente più “coverage” rispetto al campionamento standard),
- maggiore enfasi su controlli superficiali/volumetrici (metodo e percentuali dipendono dalla classificazione del piping e dalla tipologia di giunto).
A seconda della metodologia che si adotta per la formazione delle giunzioni, si utilizzeranno CND volumetrici, tipici della saldatura (RT/UT “classici”), ma, nel caso, ad esempio, del rame, possono non essere applicabili o non essere lo strumento principale, mentre diventano centrali una VT accurata, controlli dimensionali e di preparazione, le prove di tenuta e procedure di pressurizzazione in sicurezza ed eventuali CND mirati coerenti con il tipo di giunto (da definire nel piano qualità/ITP).
Ricordiamo che in Categoria PED III e IV sono obbligatori, oltre ai VT al 100%, almeno il 10% di LP, MT o altro.
Per quel che riguarda le "misure aggiuntive" ricordiamo:
- Valutazione del rischio specifica della prova pneumatica (scenario di rottura, energia, schegge, rumore, asfissia da N₂, proiezione tappi, ecc.) e piano di prova firmato.
- Zonizzazione ed esclusione area: perimetro, accessi controllati, segnaletica; presenza minima di personale essenziale.
- Pressurizzazione da remoto / in sicurezza (tubi flessibili lunghi, operatore fuori traiettorie/linee di tiro; schermi o barriere se necessario).
- Incrementi di pressione graduali con soste intermedie e controlli (tipicamente 10–20–50–75–100% Pt), con stabilizzazione termica; divieto di “colpi” di pressione.
- Strumentazione: manometri/trasduttori tarati e adeguati per fine scala e classe di sicurezza; registrazione di pressione/temperatura; criterio di accettazione definito (stabilità, cadute ammissibili, ecc.).
- Limitazione dell’energia: riduzione del volume in prova quando possibile (prove per tronchi), tappi e attrezzature di prova dimensionati e trattenuti meccanicamente.
- Gestione del fluido di prova: normalmente azoto secco (inertizzazione, riduzione rischi). Tecnologia adeguata per la ricerca perdite con strumentazione idonea.
- Decompressione controllata e gestione del gas di scarico (rumore, ghiaccio se CO₂, asfissia).
Quindi, come abbiamo visto, con acqua, anche se qualcosa cede, l’energia “di spinta” disponibile è molto piccola (centinaia di J su 80 L a 50 bar). Invece con azoto, la stessa prova può avere energia nell’ordine di centinaia di kJ / MJ, cioè livelli compatibili con fenomeni molto violenti (proiezione tappi, frammentazione, onda di pressione), da cui tutte le procedure di zonizzazione e pressurizzazione a step.
CSIM è a disposizione per sviluppare percorsi di formazione, procedure e modelli di gestione della prova a norma di Legge.
La Redazione
P.S. Di seguito le equazioni di base utilizzate per i calcoli dell'articolo.
Gas – espansione isoterma (lavoro di espansione) - gas ideale, espansione reversibile isoterma:

Gas – espansione adiabatica (rottura rapida, caso più realistico) - gas ideale, espansione adiabatica reversibile: pV^k = costante. Lavoro di espansione:

dove k=cp/cv=1,4 (per N2).
Liquido – energia elastica immagazzinata (compressione) - Per un liquido debolmente comprimibile, l’energia elastica accumulata per aumento di pressione ΔP è:

dove: V = volume del liquido e K = modulo volumetrico (bulk modulus).
Deriva dalla relazione di comprimibilità:
e dall’integrazione del lavoro: 